Il Potere Trascendente

the power of love

Un vecchio spot pubblicitario recitava: "contro il logorio della vita moderna........", consigliandoci di bere un famoso liquore. Già, la vita moderna, con tutte le sue comodità e con i suoi veloci ritmi. Riusciamo a conversare con chi ci sta accanto ascoltando musica dal nostro ipod mentre rispondiamo ad una e-mail. Ci alziamo la mattina per andare a lavorare pianificando tutta la giornata alla velocità di uno sbatter d'ali di farfalla, tenendo il nostro cervello ed il nostro corpo sotto pressione per molte ore consecutive, disconnettendo la nostra anima, il nostro spirito, disconnettendo la nostra essenza più pura con il nostro SE. Senza chiederci se questo ci fa bene o ci danneggia.

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Lunedì, 31 Maggio 2010 20:07

esercizio di autoipnosi

E' con vero piacere che abbiamo messo a disposizione di tutti i nostri i lettori un file mp3 contentente un esercizio di Auto Ipnosi di Dania, intitolato "L'amore e l'arcobaleno". Il File in alta qualità, scaricabile previa registrazione è disponibile cliccando QUI. Nel frattempo, se lo vuoi, potrai ascoltare in anteprima, con qualità compressa, cliccando sul tasto play.

Pubblicato in ipnosi
Sabato, 02 Gennaio 2010 19:18

comprendere e padroneggiare l'autoipnosi

La mia strada che porta al cuore: L’AUTOIPNOSI

Per autoipnosi si intende dunque: "uno stato di coscienza modificato o diverso", ottenuto attraverso un lungo, serio, costante, impegnativo e motivato allenamento atto a rivolgere la mente dall'esterno verso il mondo interno, anche con l'uso di vari metodi di rilassamento praticando l'introspezione. Con ciò è dunque possibile risvegliare il mondo interno in modo che possa fornire, attraverso percorsi variabili da soggetto a soggetto, tutto il materiale inconscio che di norma si evidenzia attraverso metafore, simboli archetipici, arcaici, visualizzazioni, rituali, liturgie e tutto ciò di cui si serve l'inconscio per parlare attraverso il suo linguaggio.

Con questa metodica possiamo arrivare all'autorealizzazione ed in un secondo tempo, perfino all'autoguarigione.

Altro punto molto importante: per ottenere gli effetti voluti occorre usare un linguaggio specifico da rivolgere al "mondo interno". E’ necessario ricordarsi innanzi tutto che "noi siamo, ma anche diveniamo nel tempo ciò che pensiamo". La nostra salute fisica è legata a molteplici fattori di natura genetica ambientale e sociale, ma è anche largamente influenzata dalle nostre aspettative. L'autoipnosi diviene pertanto un valido e utile strumento per diminuire le aspettative negative aumentando di conseguenza le positive. La razionalità diminuisce quando l'immaginazione la fantasia e la creatività divengono predominanti. Con la pratica dell’autoipnosi possiamo perciò modificare le abitudini errate, il comportamento sbagliato ed il pensiero fuorviante e negativo. Sono queste le situazioni che portano a disturbi o malattie di tipo psicosomatico e funzionali. E’ assolutamente necessario allenarsi per un certo periodo di tempo, variabile da persona a persona, per ottenere risultati validi sicuri e incoraggianti, ma soprattutto è necessario credere e credere ancora in ciò che facciamo.

Questo è il racconto di un viaggio che si svolge attraverso l'ipnosi. Parlare di viaggio non è improprio in quanto l'ipnosi è un percorso all'interno di noi stessi nel profondo dell'anima, durante il quale il terapeuta che è in noi ci accompagna aiutandoci a rendere agevole il nostro compito fin dall'inizio anche se poi sta a noi proseguire da soli!

"Non comprendo!". Dissi rivolgendomi a Don Juan con tono preoccupato. "Come faccio a riconoscere il percorso che porta a dei pericoli da quello che porta alla conoscenza?!". "Come faccio a saperlo a priori, se il rischio poi è di non tornare indietro?!". Don Juan Matus mi guardò e rispose: "Chiediti semplicemente se quella strada ha un cuore.

da "Gli Insegnamenti di don Juan" di Carlos Castaneda

 

lucePrima di parlare di autoipnosi e di metterla effettivamente in pratica, è necessario parlare un po’ dell' ipnosi e di come funziona.

Esistono ormai tante definizioni di ipnosi, ma ad ogni modo l'idea comune resta quella di uno stato di grande rilassamento assomigliante ad uno stato di sonno in cui la volontà della persona è oltrepassata dalle indicazioni verbali dell'ipnoterapista. In altre parole è pensiero comune pensare che l'ipnosi tramite "determinanti parole" domina o controlla la volontà degli individui.

L'ipnosi in realtà ha poco o niente a che fare con lo stato di rilassamento e non si occupa neppure di controllare la "volontà" di una persona. L'ipnosi è un particolare stato di coscienza che può trasformarsi in uno strumento per comunicare con il nostro profondo, altrimenti chiamato inconscio.

Per "particolare stato di coscienza" intendo uno stato non ordinario che non è quello della veglia, ma nemmeno quello del sonno. Uno stato a noi più familiare di quanto possiamo immaginare, infatti capita spesso di sperimentarlo più e più volte durante l’arco della giornata: quando guidiamo l’automobile, quando ci incantiamo nel guardare fuori dalla finestra, quando percepiamo il tempo che non "passa mai" o che "scorre troppo in fretta".

Percepisco l’ipnosi come una strada che può condurre dritti alla nostra mente, un sentiero veloce che di volta in volta può risultare scosceso oppure in salita, ma sempre adattabile alla circostanze che si presentano nel corso della ricerca. Essa ci permette di riappropriarci di noi stessi e di quello che siamo veramente. Attingendo alle nostre più profonde potenzialità, ci permette di trovare le possibili soluzioni ai nostri problemi. Rappresenta un livello di comunicazione profonda tra individui, uno scambio di segnali visibili e non manifesti densi di rispetto, in cui la capacità di ascoltare regna sul potere suggestivo. L’operatore di ipnosi deve esser visto come una specie di abile pilota in grado di modificare la rotta di fronte ad ogni necessità del suo passeggero.

A questo punto l'ovvia domanda che ci possiamo porre è se non vi sia qualche pericolo nel praticare l'autoipnosi. Penso sinceramente che se l'autoipnosi è praticata nel modo corretto, non vi è alcun pericolo. Questa può sembrare un'affermazione non supportata da sufficiente esperienza od esperimenti scientifici in mio possesso, ma a parer mio è giustificata. E la ragione risiede in quanto abbiamo detto in precedenza, ovvero l'ipnosi è uno stato particolare che ciascuno di noi ha già sperimentato una volta o l'altra.

Le capacità di raggiungere lo stato ipnotico sono già in noi. E’ solo questione di scoprirne il segreto. Naturalmente, se invece l'ipnosi non è praticata correttamente, possono presentarsi anche dei pericoli.

L'ipnosi è del tutto diversa dalla psicoanalisi, anche se è utilizzata dagli psicoanalisti (in quel caso viene chiama ipnoterapia) perché è un metodo conveniente per raggiungere l'inconscio. Essa non necessita l’uso di psicofarmaci.

Il pericolo non è rappresentato dall'ipnosi in se stessa, ma dal disvelamento di alcune caratteristiche della personalità che una persona può non desiderare di conoscere. La nostra mente possiede il modo di reprimere le esperienze spiacevoli, specie quelle relative all'infanzia, ed è quasi certo che queste abbiano sede nell'emisfero destro. Questo pericolo può esserci nel caso in cui l'ipnosi sia associata a una ricerca in profondità nella personalità di una persona. Questa ricerca va compiuta unicamente sotto la direzione di uno psicoanalista o da un psichiatra professionista.

Un'altra difficoltà che merita di essere menzionata dato che non si tratta di un vero pericolo ma piuttosto di un problema è quello di come affrontare qualcosa di imprevisto. La difficoltà sta nel non sapere cosa fare o come reagire all'imprevisto. Per fortuna, casi del genere sono rari.

Prendiamo un semplice esempio. Una persona è stata ipnotizzata e senza ragione apparente si mette a tremare. Se si trattasse di una seduta ed il soggetto ipnotizzato si mette atremare o ha dei movimenti strani oppure piange, due sono le linee d'azione che l'operatore può seguire: può chiedere al soggetto perché sta piangendo o tremando, oppure può suggerirgli che non c'è alcuna ragione per piangere e che tutto va bene.

Richard Bandler riporta nel suo libro "Ipnosi e Trasformazione", che nella storia dell’ipnosi i ricordi spiacevoli sono stati rivissuti talmente di frequente che questo fenomeno è stato ufficialmente etichettato con il termine di "abreazione". Egli raccomanda poi di ricalcare il soggetto dicendogli ad esempio: "Stai provando delle sensazioni di disagio, ed esse sono molto intense", In questo modo accettiamo le reazioni del soggetto che non deve più lottare con l'operatore per riconoscere la validità della sua esperienza.

E poi: "E stai piangendo (o tremando) …e queste lacrime (..vibrazioni) sono espressione di un dolore e di un disagio che provengono dal tuo passato ..e tu soffri molto ..mentre ricordi ..queste particolari sensazioni, e di nuovo esse ritornano.. "

Ed ancora: "Vorrei tu ascoltassi queste parole. Ciascuno di noi nella sua storia personale ha avuto molte molte esperienze, alcune delle quali egli chiama spiacevoli . Queste spiacevoli esperienze formano spesso la base di capacità e abilità che verranno più tardi, e che le persone che non sono mai passate per queste esperienze non avranno mai. Quant’è piacevole provare disagio dal passato rendendosi pienamente conto di essere sopravvissuto a queste esperienze, e che esse adesso formano un insieme completo di esperienze dal quale puoi trarre nel presente comportamenti più adeguati."

In questa maniera le cose appena dette possono cambiare il significato di quanto stava avvenendo, facendo in modo che esperienze ritenute "solo spiacevoli" costituiscano la base di nuove conoscenze e nuove capacità. Ora nell'autoipnosi le due linee d'azione sono entrambe possibili, ma per continuare questo esempio, i casi sono due: o si sa perché si sta piangendo, oppure non lo si sa. Se non lo si sa, non ha senso chiedere spiegazioni. E' sufficiente la persistente ripetizione che forse non c'è alcuna ragione di piangere o tremare, o suggerirsi di trovarsi in un altro luogo o in un altro tempo.

Altra paura inconfessata è quella di non poter uscire dall'ipnosi durante la detrance. Ciò avviene con maggiore probabilità nell'eteroipnosi che nell'autoipnosi. Ed anche nella prima è molto raro. Se tuttavia avviene, tutto ciò che occorre fare è ripetere la suggestione di detrance.

Il fatto di non uscire dall'ipnosi una volta ricevuta l'istruzione di farlo non è dovuto al fatto che sia avvenuto qualcosa di pericoloso, tutto al contrario invece, la ragione più comune è che la persona ipnotizzata trova questo stato così completamente rilassante e benefico per il proprio corpo che desidera prolungarlo.

C'è tuttavia un'altra ragione che non è positiva, e merita la nostra attenzione, può essere che qualche suggestione impartita in precedenza, anche a se stessi, non sia stata annullata. Prendiamo un semplice esempio: Supponiamo di esserci auto suggeriti sotto ipnosi che il nostro braccio sarebbe divenuto insensibile e che ci siamo riusciti. Supponiamo inoltre che tentiamo di svegliarci senza annullare l'insensibilità del braccio; è' forse probabile che in questo caso non ci risveglieremmo. E la ragione è che il nostro inconscio sa che non abbiamo annullato l'insensibilità del braccio, e che se ci svegliassimo, ciò comporterebbe dei potenziali pericoli.

silenzioL’ inconscio è molto intelligente, ed agisce sempre nel senso del maggiore interesse della persona. La lezione che possiamo imparare è che bisogna sempre annullare o privare di validità qualsiasi suggestione che non si vuole abbia effetto nello stato di veglia.

C'è un altro effetto collaterale da citare. Alcune persone anche se poche, constatano al risveglio un leggero mal di testa, di solito dovuto alla forte concentrazione. Anche se esso ben presto sparisce, possiamo evitare del tutto la sua comparsa. La suggestione di detrance dovrà opportunamente contenere una frase che ci farà risvegliare sentendoci bene, rilassati freschi e ben svegli. In questo modo la suggestione è utilizzata per limitare qualsiasi possibilità di mal di testa. Anche se non risentiamo di alcun mal di testa, come la maggior parte delle persone, è sempre bene terminare ogni seduta con la suggestione di risvegliarsi sentendoci bene, rilassati freschi e ben svegli.

Una volta tranquillizzati riguardo ai pericoli insiti nell'impiego dell'ipnosi e a patto che essa sia correttamente eseguita in riguardo ad eventuali avvenimenti imprevisti, altre domande che vengono frequentemente spontanee sono: non perderò i sensi? Sarò in grado di svegliarmi in caso di pericolo,  se suonano alla porta o squilla il telefono? II fatto che io sia ipnotizzabile significa forse che la mia volontà è debole? Significa che sono una persona credulona? Farò tutto ciò che dice l'ipnotizzatore, e sarò così in suo potere? Queste sono solo alcune delle preoccupazioni più comuni. Ora anche se esse si riferiscono in buona misura all'eteroipnosi, vale la pena di commentarle, perché ci forniscono informazioni sullo stato ipnotico, e anche perché esse non hanno senso se riferite all'autoipnosi. Questione questa che è spesso trascurata.

La perdita di coscienza è di gran lunga la più forte preoccupazione. Essa è dovuta in gran parte al fatto che la gente ha paura di fare cose sconsiderate e di non rendersene conto. Questa errata idea abbastanza diffusa deriva fondamentalmente dalla paura, che quando si è sotto ipnosi "si perda contatto con la realtà" come nel sonno, e che si perda la consapevolezza di ciò che si sta facendo. Se fosse così, quando l'ipnotizzatore impartisce certe suggestioni, l'ipnotizzato non potrebbe udirle coscientemente e non succederebbe nulla. Quando si è addormentati o quando si perde conoscenza, per esempio per un colpo alla nuca, di solito non si risponde alle suggestioni. Quando invece si è sotto ipnosi di solito si è più che svegli, molto di più che nel normale stato di veglia.

Come vedremo più tardi sotto ipnosi l'emisfero sinistro del cervello "si addormenta", in altre parole è messo fuori circuito e quando una parte del cervello non è utilizzata, essa sospende l'attività e si addormenta. Sotto ipnosi, l'emisfero sinistro non è quasi in funzione e le parole vengono concentrate o meglio focalizzate esattamente come un raggio di luce viene focalizzato in un punto da una lente. Ciò permette alle parole di penetrare nel corpo calloso e di passare nell'emisfero destro che in questo momento è pienamente in attività.

Sospendendo l'attività della parte conscia del cervello si impedisce al principio di realtà di operare, ed allo stesso tempo si permette alle parole di penetrare nel corpo calloso e di suscitare immagini ed emozioni che obbediscono al principio del piacere. In tutto ciò si rimane pienamente consapevoli di quanto sta avvenendo, più consapevoli di quando si è pienamente svegli.

C'è un'eccezione che è importante ricordare;  il sonnambulismo che è il più profondo stato di ipnosi nel quale la persona esegue tutte le suggestioni impartite ma non se ne rende conto. Pare, da statistiche che ho estrapolato da libri trattanti l'argomento, che soltanto il quattro o cinque per cento circa della popolazione è in grado di raggiungere questa condizione o stato di sonnambulismo.

Per quanto riguarda invece l’autoipnosi, ciò avviene raramente, perché in questo stato non siamo più in grado di impartirci ulteriori suggestioni. Se tuttavia ciò accade, cadiamo addormentati svegliandoci poi a tempo debito, come se ci si fossimo addormentati in poltrona o davanti alla TV.

A proposito della volontà debole e della creduloneria, chi crede questo commette il grave errore di pensare che l'ipnotizzato abdichi alla propria volontà a favore di quella dell'ipnotizzatore (naturalmente, costoro avranno difficoltà a capire l'autoipnosi!).

E' invece molto importante rendersi conto che una persona ipnotizzata continua a pensare e mantiene una sua lucidità mentale ed a pensare in modo logico, ma secondo un tipo di logica che si riferisce allo stato di trance, come verrà spiegato in seguito.

Essa può sempre prendere decisioni e farà solo cose che non siano in contrasto col proprio codice morale. La ragione di ciò sta nel fatto che la persona ipnotizzata non perde completamente il contatto con la realtà, altrimenti come potrebbe capire alcune delle azioni suggeritele?Per usare la terminologia freudiana, Freud concepiva la personalità divisa in IO e Super IO, quest'ultimo è sede dei valori e della morale della persona. Possiamo affermare che sotto ipnosi nemmeno il Super IO può essere toccato. Sfortunatamente, questo non significa che nell'eteroipnosi una persona non possa essere condotta a fare cose che normalmente non farebbe, poiché essa può essere indotta con l'inganno a credere che sta facendo un qualche cosa che non è in contrasto col suo codice morale, sotto autoipnosi ciò è invece assolutamente impossibile.

Sappiamo per esperienza che le persone dalla volontà forte sono spesso più facilmente ipnotizzabili di quelle dalla volontà debole. Questo fatto ci fa intravedere un elemento essenziale dell'ipnosi, importante anche per coloro che praticano l'autoipnosi. Il punto cruciale di tutta la questione sta nel sapere se la persona vuole usare la propria volontà per cooperare o per opporsi all'ipnotizzatore.Sembra ragionevole supporre che quando la volontà viene utilizzata per cooperare con l'ipnotizzatore, la sua forza aiuta a superare il ponte tra i due emisferi prima in un senso e poi nell'altro; quando invece la volontà è utilizzata per opporsi alle suggestioni, con tutta probabilità il ponte non sarà superato e la persona non potrà essere ipnotizzata.

Più la volontà è forte, più l’ipnosi riesce quando essa coopera. Più la volontà è debole è più si oppone al processo ipnotico, meno l'ipnosi riesce. Per cui frasi del tipo: "Ho una volontà troppo forte per essere ipnotizzato", stanno a indicare un totale fraintendimento della natura dell'ipnosi.

Nell'induzione e nell'approfondimento ipnotico, la volontà può essere utilizzata sia per cooperare che per ostacolare. La stessa cosa è valida nel caso dell'autoipnosi. AI fine della riuscita è importante che la volontà cooperi e non si opponga.

Probabilmente tutti possono essere ipnotizzati, a eccezione dei bambini molto piccoli e delle persone con gravi handicap mentali.

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Martedì, 29 Dicembre 2009 17:54

ipnosi

In questi ultimi anni si sta facendo strada una tecnica che serve per entrare volontariamente in uno stato di coscienza diverso da quelli abituali della veglia e del sonno, che affonda le sue radici nello sciamanesimo: L’ipnosi regressiva.

Oltre oceano come al solito sono un passo avanti a noi e persone come Brian Weiss ormai da anni portano avanti con successo questa terapia. In Italia il Dott. Angelo Bona è uno dei precursori e presidente dell'AIIRe Associazione Italiana Ipnosi Regressiva.

La “trance ipnotica” è uno stato naturale della nostra mente che tutti frequentemente sperimentiamo senza rendercene conto in particolari momenti. Quante volte ci siamo messi alla guida della propria autovettura iniziando a vagare con la mente non ricordando niente del tragitto all’arrivo della nostra metà? Quante volte ci è capitato di sopirci per un tempo brevissimo come pochi minuti e risvegliandoci ci è sembrato di essere stati addormentati per qualche ora, visto la lunghezza e complessità del sogno?

L’ipnosi regressiva sta avendo un grande successo nel campo psicoterapeutico, attraverso questa tecnica si riesce ad esplorare vite passate, facendoci sciogliere quei nodi che ci impediscono di progredire, di migliorare i rapporti interpersonali e sentimentali, ci chiarisce perché ricadiamo sempre negli stessi errori e perché abbiamo certe fobie.

La letteratura degli ultimi anni ha riempito intere biblioteche sull’argomento, raccontandoci storie fantastiche ma anche cariche di drammatici fatti. Voler esplorare le vite passate ci dice quanto abbiamo bisogno ancora di conoscerci, di capire chi siamo, da dove veniamo e soprattutto dove stiamo andando.

L’argomento è strettamente connesso con la nostra spiritualità e purtroppo con il nostro CREDO, facendo mettere in dubbio la terapia a quelle persone che non credono nella reincarnazione.

La regressione ipnotica non vuole cambiare le nostre credenze ne tanto meno il proprio credo religioso, quindi se questa terapia ci può aiutare a risolvere i nostri conflitti interiori perché non provare a guarire con un sogno?

La tecnica delle ipnosi ci permette di entrare volontariamente in uno stato di coscienza più profonda, ricollegandoci o facendoci ritrovare con il nostro SE. Chi la sperimenta non perde il controllo di se stesso o dell’ambiente in cui si trova, la persona che si sottopone a ipnosi è connesso con il SE superiore, ma anche con il QUI ed ORA, può semplicemente decidere di essere Attore o Spettatore del fantastico film che sta per essere proiettato.

La terapia ci porterà lungo un viaggio che di vita in vita ci riconduce a casa con più consapevolezza, ricongiungendoci a quella parte di noi che stavamo cercando.

Tutto questo ha anche l’effetto di superare la paura della morte e della separazione essendo un ottimo ausilio per affrontare il dolore del lutto.

Pubblicato in ipnosi
Mercoledì, 02 Dicembre 2009 21:37

counseling e coach

Il COUNSELLOR  (ad indirizzo ipnotico)

Negli anni ’70 - ’90  nasce in America una figura professionale che ha la caratteristica di entrare in amichevole empatia con il cliente momentaneamente in difficoltà. Con  ottime doti relazionali e cognitive pone domande potenti che permetteranno di far salire alla superficie importanti risorse fino al momento annebbiate.
Il counsellor entra in sincronia con il suo interlocutore non prima di aver lavorato a lungo su di sé oltre gli studi professionali  con attenta e profonda ricercal’uso dell’ipnosi  interiore, se verrà meno l’umiltà di cuore e l’etica, tutto il proprio lavoro potrà dissolversi.
Il suo lavoro è così strutturato:

Intervista iniziale per ottenere informazioni sul problema esistente e sul passato.

La definizione degli obiettivi per definire il termine di counselling.

L’impostazione del tipo di relazione e lo studio dei problemi del cliente.

L’uso di metodi alternativi di ricerca, in particolare della trance, che apre le porte più segrete del proprio Sé.
iI counsellor  non prescrive farmaci di alcun tipo, né terapie psicologiche, è l’amico, il confidente, l’aiutante qualificato per ritrovare quelle risorse che hai sempre avuto ma non vedevi o temevi di usare.

Metafore per facilitare la comprensione delle difficoltà in stato mentale theta ed alpha come quando nei primi anni di vita si erano generate ,( le convinzioni vengono accettate dall’inconscio prevalentemente dagli 0 ai 6 anni)  esse muoveranno energie rivelatrici  alla soluzione del disagio. Si connetterà all’esperienza narrata rispecchiandola in modo diverso e con  l'uso dell'ipnosi  mostrerà nuovi elementi e soluzioni.

L’intervento vero e proprio.

Il termine della relazione senza creare dipendenze.

Il COACH (ad indirizzo ipnologico)

L’Esecutive Coach è preso in prestito dalla psicologia aziendale come figura affiancata ai dirigenti all’interno dell’azienda, il life coach invece è colui che lavora nell’ambito della sfera personale.
Coach in ambito sportivo significa allenatore e questo termine descrive realmente il lavoro di questo terapeuta che una volta individuato l’obiettivo emerso antecedentemente  attraverso il  counselling, accompagna con determinati esercizi il “coachée” ( ricevente)  lungo il percorso fino all’obiettivo desiderato.
Non sarà una sorpresa scoprire che molte volte il coachée non sapeva quali fossero  i suoi obiettivi,  il lavoro sarà attraverso i “gap”, tratti di cammino nei quali si potenziano i punti di forza e anche di debolezza, soprattutto prendendo consapevolezza di sé, elevando le sue competenze e caratteristiche professionali e personali. Sarà  un viaggio con tanti punti di arrivo, ognuno di essi diminuirà la strada che lo separa al definitivo cambiamento.
Uno stato mentale diverso per il miglioramento delle sue performance.
Consapevolezza delle sue nuove capacità.
Chiarezza di visione nelle decisioni personali.
Eliminazione di blocchi.
Analisi delle esperienze fatte.
Elaborazione di conflitti.
Presa di coscienza della propria percezione.
Ampliamento delle proprie prospettive ed auto-organizzazione.
Sperimentazione di nuovi comportamenti.


Personalmente lavoro  con il filo conduttore “SFERA” Giuseppe Vercelli,  che è stato mio insegnante, responsabile U.O. di psicologia dello sport, della Juventus giovani, docente di psicologia del lavoro con master traumatologia del lavoro. Psicologo dello sport della federazione italiana sport invernali con direzione agonistica Sci alpino e della Federazione Italiana Canoa e Kayak, squadra nazionale velocità e slalom.
Docente e coordinatore del Corso interdisciplinare di “Psicologia dello Sport” all’Università Bocconi di Milano. Docente incaricato del Corso di psicologia delle Organizzazioni all’Università degli studi di Torino.
Ideatore del metodo Sfera ispirato al ciclo PDCA  messa a punto da Deming  in Giappone. (programmare, fare, studiare e controllare, agire)
Giuseppe Vercelli nell’acronimo SFERA  evidenzia nel suo metodo  le principali caratteristiche umane;  Sincronia – Forza – Energia -- Ritmo – Attivazione, esercizi e spiegazioni per entrare in un nuovo stato mentale che permetterà di “essere nella Sfera” lo stato della massima prestazione.
Scrittore di libri sugli stati mentali di potenziamento per la performance dello sportivo ed anche per il benessere della vita personale dell’individuo.  ( Vincere con la mente, Come si diventa campioni,  lo stato della massima prestazione  ed. Ponte alle Grazie).
Inoltre nonostante il suo sapere persona affabile e gentile.

Pubblicato in presentazione
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